la zanzara, i PvP, e l’anarchia caotica

da un po’ di tempo ho preso a seguire “la zanzara”, il programma di Cruciani e Parenzo, su radio24 (il “toppe” lo raggiungo se sto guidando e me lo ascolto mentre mi rompo il cazzo alla guida, ma anche il podcast sul divano ha il suo perché). di questo, trovo stupefacente la maniera in cui i due conduttori interagiscono con il loro pubblico, gente che li chiama per discutere di argomenti lanciati dai conduttori stessi durante la puntata, generalmente legati alla cronaca, o semplicemente per insultarli: uno dei due, solitamente, prende le parti dello spettatore che interviene, mentre l’altro lo punzecchia e lo infastidisce (non che il “difensore” sia meno fastidioso, dato che spesso esagera la difesa dei punti di vista dello spettatore fino a metterlo in ridicolo, ma in una maniera più delicata di quanto non faccia l'”aggressore”). così chi chiama arriva, a volte, ad esplodere, sparando frasi offensive nei confronti di uno dei due conduttori, che poi vengono tagliate e montate in degli stacchetti rock, con anche interventi non offensivi ritenuti particolarmente interessanti (come dei vari “a me me piace u sticchiu” oppure “comunque io faccio altre cose, io ci cago addosso ai clienti”), come questo o questo. alcuni argomenti di discussione non riguardano la cronaca, ma interventi del pubblico o di personaggi intervistati, e permangono anche per varie settimane; ultimamente, ad esempio, va alla grande lo squirting, arrivando ad ospitare anche l’autore del pezzo “timidamente io“, Ruggero de i Timidi, più di una volta nelle ultime puntate. i vari individui che chiamano dal vivo, chiamati solitamente con il loro nome e la loro provenienza, diventano a volte degli “ospiti” che periodicamente intervengono, sostenendo i loro punti e arrivando ad esplosioni sempre più grandi (ad esempio, Donato da Varese, che ha anche un nutrito fan club su facebook, o Mauro da Mantova, che tirò un bestemmione tempo fa, scatenando l’ira di Parenzo).
in tutto questo, la parte che mi esalta di più non è tanto la fantastica capacità di improvvisare di Cruciani e Parenzi sulla base degli input dei vari “*nome* da *luogo*”, quanto il fatto che ciò che lo spazio de la zanzara assicura è uno spazio di totale libertà: chiunque può dire ciò che vuole, e non solo per quanto riguarda le varie volgarità (le (rare) bestemmie e i delicatissimi “ebreo di merda” en passant, per esempio), ma anche e soprattutto per quanto riguarda il proprio punto di vista, senza nessun tipo di filtro (purché si sia riusciti a entrare tra le telefonate selezionate per la diretta). e qui emerge la morchia, quando la barriera del socialmente accettabile viene momentaneamente abbattuta, nello spiraglio tra tutti questi limiti. mi piace pensare che l’anarchia caotica che emerge (tra i paletti piantati dal filtro telefonico e dai conduttori) non sia altro che le interiora sporche dell’uomo di oggi. una signora da Milano chiamò qualche giorno fa in diretta a la zanzara, chiedendo perché Cruciani e Parenzo rispondessero male agli “anonimi” che chiamano e trattassero bene Sgarbi (in quel caso specifico) e la risposta di Cruciani fu molto particolare e illuminante, oltre ad essere esattamente in linea con quest’idea di libertà oltre il limite del socialmente accettato: “signora, noi ci comportiamo così perché facciamo come cazzo ci pare”. beh, amicooo miooo!

la stessa dinamica di emersione del caos l’ho osservata tempo fa giocando ad un videogame che presi su steam in un periodo di noia. il gioco in questione era “out of reach“, dove ci si ritrovava senza niente in un’isola deserta, parte di un arcipelago, in cui era possibile raccogliere legname, pietre, e altre materie per costruire oggetti, armi e costruzioni, con il solo scopo di sopravvivere. il gioco è un MMO, cioè un gioco in cui più persone giocano contemporaneamente attraverso la rete, quindi più persone si trovano insieme sulla stessa isola nello stesso momento, in altre parole. ciò che, di solito, succede in questo gioco (quando giocato in PvP, player vs player), così come in altri giochi simili (come rust), è che i giocatori iniziano a ammazzarsi l’un l’altro, anche senza che queste uccisioni portino alcun guadagno all’uccisore, o ad attaccare le abitazioni e le costruzioni degli altri giocatori (spesso anche quando questi sono offline) in raid mirati a distruggere e rubare oggetti accumulati. in altre parole, di nuovo, in questo contesto in cui l’assenza totale di regole permette qualsiasi azione (all’interno dei paletti posti da cosa è possibile fare dati i limiti del gioco), senza nessun tipo di ripercussione (se il giocatore 1 uccide il giocatore 2, questo respawna altrove senza alcun bene in mano, ricominciando da zero, quindi difficilmente sarà in grado di vendicarsi istantaneamente).

la questione che mi interessa di tutto ciò, comunque, è capire se questi spazi di sfogo siano in qualche maniera un’immagine di qualche malfunzionamento della società, necessari per colmare un suo vuoto. il passo successivo sarebbe poi cercare di interrogarsi su come si è generato questo vuoto.

bibliografia

  • se volete ascoltarvi qualche puntata passata de la zanzara, le trovate qua
  • segnalo questa bellissima interazione tra una signora di Foggia e Cruciani
  • qui si spiega quella parola strana che ho scritto sopra, “respawn”
  • un esperimento simile a quello radiofonico de la zanzara, ma senza alcun tipo di paletto, fu quello proposto da radio radicale qualche anno fa, ossia “radio parolaccia”: la radio lasciò degli spazi “liberi” in cui si mandavano in onda telefonate degli spettatori, senza filtri, con lo scopo di ricevere messaggi di sostegno alla radio che stava rischiando di chiudere, ma la gente iniziò a mandare messaggi di odio verso il Sud o verso il Nord, bestemmie, parolacce, ecc., in un delirio incontenibile e caotico. per farvi un’idea, qua c’è un esempio di cosa accadde. qui qualche parola sull’esperienza (grazie a Carlo per la segnalazione)
  • l’immagine l’ho presa da qui
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