il mio amico Robert

ho sempre trovato triste l’esistenza dei coccodrilli, ma devono mangiare anche i giornalisti, per carità, e arrivare pronti con l’articolo appena una persona muore li aiuta nello scopo.
qualche giorno fa è morto Robert M. Pirsig, uno scrittore che ho trovato intimo e riservato nel raccontare la sua storia, ma talmente sciolto da farla sembrare propria a chi la legge. i suoi romanzi (ha scritto solo “lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” e “Lila”, entrambi pubblicati in Italia da Adelphi) trattano storie di viaggio, prima con il figlio Chris, e poi con la bionda Lila (che io ho sempre immaginato con le fattezze di Marilyn Monroe, mentre leggevo), ma non è il viaggio fisico in sé ad essere sensazionale, quanto il viaggio simbolico che lo accompagna e che va a sbattere con la metafisica.
uno dei punti più interessanti della metafisica della Qualità di Pirsig, che emerge dai suoi due lavori mentre si sta comodamente viaggiando su una moto o una barca, è la contrapposizione tra la qualità statica (con la minuscola) e la Qualità dinamica (con la maiuscola): il punto di Pirsig è che la realtà è dinamica, è esperienza, e in quanto tale è impossibile farla rientrare all’interno di uno schema, che la snaturerebbe (così come la lingua riporta ad uno schema il pensiero (ciao Ludwig Wittgenstein, ti penso)). da qui l’inadeguatezza del dualismo soggetto-oggetto nel rappresentare la realtà attraverso lo schema, dato che nel momento in cui lo schema viene creato (io osservo, seleziono lo schema esistente e vi riporto la realtà, oppure ne creo uno nuovo) la realtà l’ha già superato, in un flusso continuo, un po’ come accade con il fotografare un gruppo che suona su un palco o un’alba. il problema dello schema non è tanto nello schema in sé, ma nell’attaccarsi a questo, nel renderlo statico e non lasciare che sia guidato (o comandato) dalla dinamicità della realtà (Realtà, pardon). l’individuo deve quindi cercare di fluire assieme alla Qualità, senza bisogno di abbandonare lo schema, certamente, ma senza neanche attaccarcisi e arrivare a paralizzarsi, a fossilizzarsi.
un secondo (e ultimo) punto interessante di cui voglio parlarvi per poi lasciare a voi la scoperta di tutto il mondo gigantesco di punti che è contenuto in quel migliaio di pagine è lo “scontro” tra gli schemi di natura sociale e quelli di natura intellettuale: tra i primi rientrano tutti gli schemi derivanti dalla società, a partire dal mercato fino ad arrivare a schemi legati alla cultura, mentre le idee sono un esempio dei secondi. la mente che genera l’idea tende sì a schematizzarla, ma in una maniera “più evoluta” e “moralmente preferibile” rispetto a quanto non faccia la società. in questo forse usare le parole di Pirsig è la maniera più semplice per spiegare la questione (son prese da Lila):

ideas take moral precedence over a society. they are at a higher level of evolution than social patterns of value. just as it is more moral for a doctor to kill a germ than a patient, so it is more moral for an idea to kill a society than it is for a society to kill an idea.

(le idee hanno precedenza morale sulla società. si trovano ad un livello di evoluzione più alti rispetto agli schemi sociali di valore. così come è moralmente preferibile per un dottore uccidere un germe rispetto al suo paziente, così è moralmente preferibile aver un’idea che uccide una società di avere una società che uccide un’idea).

nel punto di Pirsig riguardo a questa ordinabilità degli schemi c’è esattamente quello che disegnano Williams e Srnicek nel loro manifesto accelerazionista, in cui lo schema sociale dell’idea che accelera va preferita allo schema sociale del mercato (qui ne parlo un po’). infatti il mercato fa proprio quanto detto da Pirsig: riporta ad uno schema (quello del guadagno ad ogni costo) ciò che sarebbe fluido, come è un’idea.

bibliografia

  • lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta lo trovate qua
  • Lila lo trovate qua
  • l’articolo sulla morte di Pirsig uscito sul Foglio, un esempio del non aver capito i suoi libri
  • dato che l’ho nominato, in questa versione del Tractatus ci sono anche i quaderni con gli appunti di Wittgenstein, molto interessanti per cercare di avvicinarsi all’immaginare come ha pensato il lavoro
  • qualcuno su twitter ha creato i profili di Robert e Christopher Pirsig (ucciso 5 anni dopo l’uscita de “lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”) che interagiscono e mi distruggono un po’ il cuore

 

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