il regno di Elgaland e Vargaland e l’annessione dell’Isola delle Rose

qualche settimana fa è morto Giorgio Rosa, l’ingegnere italiano che fondo l’Isola delle Rose, ossia una nazione auto-dichiarata che risiedeva su una piattaforma simile a quelle da cui ora l’Agip estrae il metano. tempo fa mi appassionai alla storia di quest’isola, per via del tentativo di battere il mostro burocratico statale, cercando anche di beffarlo, tentativo avvenuto attraverso la costruzione di questa piattaforma esattamente a 500 metri dal limite delle acque territoriali italiane, a largo di Torre Pedrera (una cittadina costiera tra le tante a Nord di Rimini).
la nazione, il cui vero nome era Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose, aveva la sua valuta (il Mills), la sua lingua (l’esperanto), la sua bandiera, ma durò comunque poco: dalla dichiarazione di stato indipendente del 1° maggio 1968 alla successiva occupazione da parte della polizia italiana passarono meno di due mesi. a seguito dell’occupazione, il governo dell’isola inviò a Saragat un telegramma in cui denunciava “la violazione della relativa sovranità e la ferita inflitta sul turismo locale dall’occupazione militare”. fantastico. purtroppo la piattaforma venne distrutta nel febbraio 1969.

di questa storia, che dietro ci sia l’idea di un singolo o una spinta di politica estera di qualche stato o gruppo poco importa, mi piace l’immagine di fuga che trasmette, di distacco dalla definizione quadrata di stato (sebbene attuata attraverso l’utilizzo di strumenti definitori dello stato stesso, quali moneta, lingua ufficiale, ecc., anche se io lo vedo come atto tremendamente ironico), e al contempo di sfida a questa rigidità. non ha importanza il fatto che l’esperienza sia durata pochissimo, ma ha importanza il fatto che ci sia stata. così come ha importanza la paura di ciò che ha una struttura ben definita e non ammette che ci siano errori al suo interno (e neanche a 500 metri fuori dal suo interno, a quanto pare), che viene a crescere nel momento in cui uno di questi errori è sfuggito di mano, o meglio è sorto nell’immensità di tutti i suoi 400 m². superbo.

mi ricollego, qui, ad un’altra esperienza, non “fisica” come quella di Giorgio Rosa, ma comunque legata al distacco dalla rigidità, quindi alla libertà: il regno di Elgaland-Vargaland.
questo “regno”, creato dai due artisti Carl Michael von Hausswolff e Leif Elggren, ora ufficialmente i due re, e fondato nel 1992, è formato da tutte le aree di frontiera tra tutti i paesi del mondo e da tutte le aree all’esterno delle acque territoriali di tutti i paesi, ma anche da tre territori percettivi (che si contrappongono ai due fisici appena nominati), ossia lo stato ipnagogico (“il territorio fra lo stato di veglia e lo stato di sonno”), la camera virtuale (l’internet, uno spazio senza frontiere e senza luogo), e il territorio escapista (simile allo stato ipnagogico, ma con la differenza che questo viene raggiunto da svegli, quando si sta cercando di “andare altrove”, quindi consiste in proiezioni del singolo che vede la sua mente occupata con un pensiero o una fantasia. assieme a ciò, si aggiungono anche una serie di altri territori “mentali e civili” quali, ad esempio, le esperienze di quasi morte, l’ipnosi, l’influenza di certi tipi di droghe psicotrope, l’estasi, la possessione, l’orgasmo, ecc.).

come ogni stato che si rispetti, anche il regno di Elgaland-Vargaland ha una propria moneta (il Thaler), una propria costituzione (che trovate qui), una bandiera (che è quella in cima a questo post). l’atto artistico/politico dei Elggren e von Hausswolff, e la loro annessione forse inconsapevole del territorio che una volta ospitava l’Isola delle Rose, è forse ancora più spinto di quello di Giorgio Rosa, e l’obiettivo del regno è ancora più ambizioso: l’articolo 13 della costituzione recita:

The state of Elgaland-Vargaland strives to abolish its physical territory and in so doing seeks:
a) unification of earth to a single state
b) expanding the physical territory of the state of Elgaland-Vargaland by means of repeated and fractal division of all other existing states to the territory of single individuals.

(lo stato di Elgaland-Vargaland mira all’abolizione del suo territorio fisico, e nel fare ciò cerca:
a) l’unificazione della terra sotto un singolo stato
b) l’espansione del territorio fisico dello stato di Elgaland-Vargaland attraverso la ripetuta divisione a frattale di tutti gli altri stati esistenti fino al territorio del singolo individuo)

in linea con l’articolo 13 è anche il motto dello stato (art. 22), “Det Finns En Kula För Varje Konung”, ossia “c’è un proiettile per ogni re”.
la distruzione come evoluzione, come progresso. io ci vedo tantissimo la distruzione creatrice di Schumpeter dietro.

bibliografia

  • qualche informazione in più sull’Isola delle Rose.
  • il sito del regno di Elgaland-Vargaland, chiaramente ospitato dal regno stesso.
  • l’evento del vernissage della mostra di Elggren e von Hausswolff alla galleria Narkissos a Bologna, che si terrà venerdì prossimo (07/04), in cui verrà interpretato l’inno nazionale e si potrà richiedere il passaporto del regno di Elgaland-Vargaland.
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