fantascienza e accelerazionismo: Bill Gates, Asimov, e Nick Land

qualche giorno fa ho letto della proposta di Bill Gates di tassare i robot e ho detto “ehi! assomiglia proprio ad un tentativo di risolvere un modello su cui stavo lavorando in ufficio qualche settimana fa, in cui lo stato poteva arrivare a tassare il tempo libero degli individui”. dopo aver riso della mia idea, ho abbandonato la questione e ho provato a riscrivere il modello dall’inizio, ma a quanto pare non c’è troppo da ridere. dico che le due idee assomigliano perché ciò che verrebbe tassato e il non-lavoro di un individuo, dato che questo, nella mia visione, starebbe a casa senza fare nulla, mentre, nella visione di Mr. Gates, verrebbe sostituito da un robot (e quindi potrebbe stare a casa senza fare nulla). diverso potrebbe essere però chi paga la tassa, nei due casi: nel mio caso l’individuo, nel caso di Bill Gates il proprietario del robot, suppongo.
la conseguenza interessante dell’eventuale applicazione dell’idea di Bill Gates sarebbe un avvicinamento a ciò che i carissimi Williams e Srnicek parlano nel loro manifesto per una politica accelerazionista (di cui parlo qui), ossia la possibilità di ridurre le ore di lavoro a favore di robot che lo facciano al posto nostro, ma senza che questo vada a influenzare negativamente il nostro tenore di vita: una schiavitù meccanica al nostro servizio, che ci paga anche la mutua e i servizi pubblici.
non suona male, anche perché questa riduzione delle ore lavorative, fino idealmente a non averne, non fa che liberare ore che possono essere usate per arricchire culturalmente, umanamente, spiritualmente, e (se proprio volete lavorare) anche finanziariamente l’essere umano. non è difficile vedere come, sempre idealmente, la produzione di idee potrebbe amplificarsi senza bisogno che queste abbiano una profittabilità: ci pagano tutto i robot.

il passo successivo e facile da fare è pensare a cosa potrebbe accadere se questi robot si rendessero conto di essere schiavi, un po’ come accade spesso nei racconti fantascientifici, tra cui anche il già nominato westworld. e qui si collega una recente notizia che mi ha fatto sorridere, perché pensavo a come alcune delle idee e degli eventi apparsi in film di fantascienza qualche anno fa sono poi state effettivamente realizzate o sono effettivamente avvenuti (date un’occhiata a quest’infografica); la notizia in questione è l’inserimento delle leggi di Asimov sulla robotica all’interno di un rapporto contenente raccomandazioni alla Commissione Europea per quanto riguarda l’emanazione di norme sulla robotica, dal quale è scaturita una risoluzione approvata dal Parlamento Europeo a metà gennaio 2017.
per chi non le conoscesse, le 3+1 leggi di Asimov in questione sono:
1) un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.
2) un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla prima legge.
3) un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la prima o con la seconda legge.
0) un robot non può recare danno all’umanità, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, l’umanità riceva danno.
beh: wow. chissà cosa penserebbe Asimov.

sempre mentre pensavo a questa capacità previsiva della fantascienza, sono inciampato sulla CCRU: Nick Land, infatti, parlò qualche anno fa di “iperstizioni” (hyperstitions), ossia l’unione tra hyper e superstition, che consistono in “fictional quantities that make themselves real”. la definizione dal glossario della CCRU è:

element of effective culture that makes itself real, through fictional quantities functioning as time-travelling potentials. hyperstition operates as a coincidence intensifier […].

per capirci qualcosa di più, l’esempio qui è illuminante.
ho visto quindi una vicinanza tra queste iperstizioni e cioè che la fantascienza fa, mettendo il tarlo nella testa di chi guarda film e legge libri di questo tipo, spingendolo magari a cercare e creare. la fantascienza agisce quindi potenzialmente come strumento di accelerazione dell’invenzione e del progresso. l’inventore delle porte scorrevoli automatiche forse aveva letto Wells. e magari dietro la stampante 3D c’è un lettore di Eric Frank Russell.

bibliografia

  • Bill Gates, i robot, e qualche statistica che potrebbe avere dell’inquietante sul sole 24 ore.
  • di westworld ho già parlato in Mark Fisher – the weird and the eerie.
  • il rapporto in italiano.
  • un articolo sul rapporto e le leggi di Asimov.
  • un fantastico diagramma con la storia della fantascienza, se avessi un muro abbastanza grande lo appenderei in camera, giuro.
  • un interessante quadro sulle hyperstitions, che arriva fino a Deleuze e Guattari.
  • vi lascio anche questo articolo su prismo, che m’è piaciuto assai.
  • intanto, oltre a tatto, udito, e vista, pare che ci si stia avvicinando a creare anche un olfatto per l’intelligenza artificiale: ne parlano qui, mentre l’articolo di Science è qui.
  • arrivati alla fine di questo articolo, sono pronto a scommettere che alcuni di voi hanno pensato ad alcune puntate di black mirror, vero?
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