Mark Fisher – the weird and the eerie

ricordo che qualche anno fa mi imbattei in un quesito curioso (non ricordo la fonte, magari fu solo la mia testa): come mai esistono “situazioni diverse da come dovrebbero essere” che ci fanno ridere e “situazioni diverse da come dovrebbero essere” che invece ci spaventano? gli esempi che ricordo tuttora erano, rispettivamente, una persona che cade scivolando sul ghiaccio e il sole che sorge a ovest: la persona dovrebbe stare in piedi, quindi se cade esce da questo stato standard e entra in uno stato che ci fa ridere (uno stato plausibile, tra l’altro), mentre il sole dovrebbe sorgere a est, ma sorgendo a ovest esce dallo stato standard ma a me terrorizzerebbe (forse perché meno plausibile).
questo quesito di tanto in tanto mi si ripresenta di fronte, ma ciò che non riesco a chiarire, nonostante gli esempi che si accumulano sia dal lato persona caduta che dal lato sole a ovest, è dove finisce una categoria e dove inizia l’altra, in una linea di confine che non dipende dall’essere plausibile o meno (vedere una tigre nel giardino d’ingresso del mio condominio sarebbe abbastanza plausibile se ci fosse un zoo o un circo qua attorno, ma non mi farebbe ridere); in altre parole, non mi pare esista una regola ben definita, non trovo una funzione : → Y.

quando sono venuto a scoprire della morte di Mark Fisher, non sapevo ancora della recente pubblicazione del suo ultimo libro, the weird and the eerie, che mi ha subito rimandato al mio caro quesito. pare proprio che Fisher avesse in mente qualcosa di simile alla mia questione, anche se quello che fa nel libro è andare a definire e spiegare attraverso degli esempi di film, libri, e musica, due categorie alternative di queste “situazioni diverse da come dovrebbero essere”, come anticipa il titolo. senza rubare gli esempi del libro e senza rivelarvi troppo (il libro è breve e si mangia velocemente, lo trovate sul sito della repeater books o su amazon), quello che mi piacerebbe fare per raccontarvelo è continuare con altri esempi.
prima però un accenno di definizione: per Fisher, è weird ciò che riguarda il contatto tra mondi, mentre è eerie una situazione, che non sappiamo spiegare, in cui si rilevi o un “fallimento di presenza” (manca qualcosa dove dovrebbe invece esserci) o un “fallimento di assenza” (c’è qualcosa dove non dovrebbe invece esserci).
è chiaro che le due categorie non si escludono l’un l’altra: pensiamo ad un mostro che arriva da un’altra dimensione che, beh, non dovrebbe esserci, ed è giunto qua attraverso un contatto tra questo mondo e il suo. sì, stranger things, la serie che tanto conosciamo un po’ già tutti e che vi è già venuta in mente leggendo il titolo, a occhio. per gli sfortunati che ancora non hanno avuto modo di vederla, gli ingredienti usati sono: synthwave, anni ’80, Lovecraft, mostri, lucine di natale, biciclette.

un’altra serie che, in un certo senso, può ricadere nel mondo del weird e del fallimento di assenza è westworld, nel caso in cui proviamo a pensare cosa potrebbe provare un host/residente, ossia uno dei robot del parco, nel momento in cui venisse a contatto con uno dei tecnici che lo gestiscono; la serie, infatti, parla di un parco divertimenti (mh?) a tema selvaggio west, in cui i visitatori possono interagire con dei robot molto realistici (azzardo un “anche di più di David e Gigolò Joe”, ve li ricordate?), senza limiti imposti, diciamo. un robot che non sa di essere un robot e viene a contatto con un individuo che non rientra nel suo schema di standard (in particolare, un tecnico, che lo ha creato) è simile ad un umano che viene a contatto con un creatore, un dio o qualcosa del genere, no?

un esempio di eerie e in particolare di fallimento di presenza che mi è subito venuto in mente mentre leggevo è il romanzo di David Markson, l’amante di Wittgenstein (tradotto in italiano 18 anni dopo l’uscita e pubblicato dalla Clichy nel 2016), uno dei libri più belli che ho letto l’anno scorso, indubbiamente. il libro parla di Kate (o meglio, Kate parla per tutto il libro con noi), una donna che crede di essere l’ultima rimasta nel pianeta (niente mostri e epidemie di vampirismo, non c’entra nulla l’ultimo uomo sulla terra di Ragona e/o Salkow), che, parlandoci, gioca con la sua memoria, con la sua cultura, e chiaramente con Wittgenstein, soprattutto con quello del tractatus.

nel libro, Fisher tratta, come è ragionevole aspettarsi da lui, anche esempi musicali, puntando direttamente all’effetto diretto che i pezzi vogliono generare sull’ascoltatore. e io ci aggiungo un pezzettino. mi spiego: queste “situazioni diverse da come dovrebbero essere” e in particolare quelle che rientrano nell’eerie, non sono forse nient’altro che delle deviazioni dalla realtà come ce la immaginiamo? qualcosa di non ordinario che entra nell’ordinario? se la risposta è affermativa, come credo, potremmo chiamarle dei glitch della realtà, invece di usare quel virgolettato infinito. e il glitch (la glitch? l’elettronica glitch? chiamatela come vi pare) è proprio questo, una deviazione dall’ordinario, un errore. a partire dai primi album degli Oval di Markus Popp continuando fino al mio carissimo Akira Rabelais, questa musica non fa altro che andare a creare dei glitch della realtà, con un fastidio di fondo e un senso di “fuori posto” che ben si ricollega, appunto, al concetto di eerie.

un aspetto ulteriore che vorrei aggiungere in coda a the weird and the eerie, immaginando un capitolo che non ha ancora scritto e non scriverà più, riguarda l’arte visiva (ma non solo quella). nella mia analisi limitata del mio quesito iniziale, infatti, manca un terzo possibile effetto (che va a complicare la funzione f che non trovo), ossia il glitch della realtà che genera stupore, quello stupore che si prova di fronte a opere “fuori da come dovrebbero essere” (dove qui il “come dovrebbero essere” riporta a qualcosa che si è già visto o immaginato). in particolare, nel 1997, con la mostra sensation, la Saatchi ha dato il via ad un nuovo stupore, quello delle opere di Damien Hirst, per capirci (quel signore che, tra le altre cose, mette gli animali morti in formaldeide dentro delle vasche giganti, a volte tagliandoli anche a me, come in mother and child (divided), e fa incazzare gli animalisti), che è lo stesso stupore su cui ha costruito il suo impero Maurizio Cattelan, con vari Hitler in ginocchio (him), papi colpiti da meteoriti (la nona ora), bambini impiccati ad un albero (senza titolo), e galleristi appesi al muro (a perfect day). o lo stupore, che a volte si mischia ad inquietudine, dei reggimenti di persone fotografate da Vanessa Beecroft, come in un moltiplicarsi delle due gemelle di shining, senza i loro vestitini, ma a volte anche senza vestiti del tutto (ad esempio, VB Valentino Untitled 01 VB55). lo stupore che questi artisti vanno a generare gioca sul non-ancora-immaginato, e va a creare un legame tra unità esistenti nella nostra testa che ancora non esisteva, ed è proprio lì l’eerie.

bibliografia e debiti

  • the weird and the eerie, di M. Fisher (2017)
  • l’amante di Wittgenstein, di D. Markson (1988, traduzione italiana 2016)
  • stranger things (2016) è su netflix
  • westworld (2016) è HBO
  • A.I. è un film di Spielberg, invece, ed è del 2001
  • l’ultimo uomo sulla terra è del 1964 ed è diretto da Ragona o da Salkow, e questo fatto che non si sa chi sia il regista mi fa morire (1 e 2)
  • tractatus logico-philosophicus, di L. Wittgenstein (1921; se volete leggervi anche il making of con i vari appunti, prendetevi l’edizione Einaudi del 2009)
  • per tutto ciò che riguarda la glitch, rimando di nuovo a scultori di suono della Cascella, già nominato qua
  • riguardo ad un altro “addio” di Cattelan, nel 2006 Marco Penso ed Elena Del Drago hanno girato un mockumentary sulla morte dell’artista (è morto Cattelan! evviva Cattelan!), che qualcuno ha caricato qui
  • sono in debito con Eleonora e Giuseppe per parte delle chiacchiere dell’ultimo paragrafo
  • infine, pare che dal ’66 all’81 esistesse un giornaletto di fumetti horror chiamato weird, e pubblicato dalla eerie publications (e qualcuno ci ha scritto un libro sopra). sempre nel ’66 ha iniziato a uscire anche un altro giornaletto di fumetti horror, chiamato però eerie, purtroppo non pubblicato dalla weird publications (che non esiste), ma dalla warren publishing. sarebbe stato perfetto
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